Il Referendum costituzionale 4 dicembre 2016

Il Referendum costituzionale 4 dicembre 2016

 

Il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016 sarà un passaggio importante nella storia della nostra Repubblica. Mai prima d’ora un governo aveva tentato uno stravolgimento così largo dell’assetto istituzionale italiano. Immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, ricordiamolo, la Costituente aveva disegnato la Repubblica Italiana secondo uno schema democratico bicamerale: le due camere, la Camera dei Deputati e il Senato, hanno infatti doveri e competenze equivalenti.

Lo scopo era quello di dotare il neonato Paese di uno schema politico in grado di evitare quello che era successo una ventina di anni prima: la dittatura del Fascismo.

Referendum costituzionale cosa prevede

Il bicameralismo perfetto, nelle intenzioni dei padri della Costituzione, aveva la funzione di garantire una pluralità decisionale in modo da tagliare sul nascere l’accentramento di potere nelle mani di una sola persona. La Costituzione, tuttavia, così come è stata scritta, prevede con grande lungimiranza la possibilità di superare l’assetto politico che stabilisce, per adattarsi ai tempi e alle società del futuro.

Ciò che i cittadini italiani si troveranno di fronte nel prendere parte al referendum costituzionale sarà un testo che contiene grandi stravolgimenti rispetto alla struttura originaria della Repubblica. Sarà proprio quel bicameralismo perfetto a essere messo in discussione: nel caso in cui il popolo italiano confermi la riforma, votando “sì”, il Senato continuerebbe a esistere, ma il numero dei suoi componenti sarebbe ridotto a 100 a fronte dei 315 attuali e sarebbe così composto: 74 consiglieri regionali, 21 sindaci, e 5 senatori nominati dal Presidente della Repubblica. Più rappresentanza locale e meno potere decisionale, dunque, per un organo che diverrebbe espressione dei territori e delle loro esigenze.

CNEL e province

Altre misure sono contenute nel testo della “riforma Boschi” che i cittadini si troveranno a dover approvare o meno. Fra di esse, le più importanti riguardano gli enti territoriali. Le autonomie regionali, provinciali e comunali sono regolamentate nel Titolo V della Seconda parte della Costituzione. Già oggetto di riforma nel 2001, questa parte importante della Costituzione è stata di nuovo oggetto di cambiamenti nella “riforma Boschi”. Se il popolo si dovesse esprimere a suo favore, avremo una generale riduzione di competenze degli enti regionali e comunali, mentre verrebbero eliminati quelli provinciali. Nei casi in cui le diatribe riguardino l’intero territorio nazionale, inoltre, lo Stato potrebbe far valere il veto di “supremazia”, in modo che il suo potere decisionale sia vincolante per regioni e comuni.

Ad essere soppresso, in caso di vittoria del sì, sarebbe anche il CNEL, ovvero il Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro. Il suo compito è di natura consulenziale per il Parlamento, il quale se ne avvale quando necessario in vista di riforme e leggi in campo economico e lavorativo.

Per approfondimenti su tutte le misure previste consulta http://www.referendumcostituzionale.eu/

Il progetto di Maria Elena Boschi

In generale, la riforma che prende il nome dalla Ministra per le Riforme Costituzionali e i Rapporti con il Parlamento, è ispirata ad un principio di snellimento e semplificazione delle reti istituzionali, con l’obiettivo di ridurre le spese della politica e promuovere forme più leggere di iter legislativi.