25 aprile: anniversario della liberazione dell’occupazione?

25 aprile: anniversario della liberazione dell’occupazione?

Sono sempre stato tacciato di essere un uomo di destra. E’ più o meno da tutta la vita che me lo sento dire; talvolta qualcuno si è spinto più in là dandomi apertamente del Fascista.

Come sempre ho specificato di non essere né di destra né di sinistra e, a voler esser precisi, neppure di centro, sopra o sotto.

Sono solo una persona che crede nella famiglia e nelle tradizioni.

Credo nell’autodeterminazione dei popoli così come sancita dal Capitolo 1 della Carta delle Nazioni Unite: “Sviluppare tra le nazioni relazioni amichevoli fondate sul rispetto e sul principio dell’eguaglianza dei diritti e dell’auto-decisione dei popoli…”  (che non significa secessionismo ad ogni piè sospinto) e conseguentemente credo nell’identità dei popoli e delle nazioni.

Ritengo che Welfare e Stato Sociale debbano essere i temi principe all’ordine del giorno di qualunque governo e che non debbano rappresentare occasioni di immorale speculazione lobbistica.

Chi mi conosce sa perfettamente che non sono razzista e che credo fermamente nella necessità di solidarietà ed altruismo.

E sono convinto che la libertà d’opinione sia sacra al pari della vita.

Probabilmente il credere che la meritocrazia sia imprescindibile tanto nel lavoro quanto nella vita, ed il ritenere che non si può dare il “foglio di ingresso” in maniera indiscriminata a chiunque si affacci alle nostre frontiere, mi qualifica oggi come un fascistone; oggi che classificazioni di appartenenza vecchie di un secolo dovrebbero a mio avviso esser superate.

Ma, si sa, l’Italia è il paese degli N metri per N misure, ciò che vale per Tizio, ci scampi Nostro Signore, non può valere anche per Caio e Sempronio testimonia poi la necessità di eterogeneità nei sistemi di valutazione.

Comunque si, è vero e chiedo umilmente venia, c’è un altro motivo per il quale vengo definito da sempre di destra: sono dichiaratamente ed indissolubilmente un anti-comunista. Convinto… e non perché i comunisti mangino i bambini come pare sostenga il Cav. o ex Cav. per eccellenza.

vignetta-resistenzaSono un anti-comunista semplicemente perché ritengo che il comunismo sia contro la natura umana e che piuttosto che rappresentare l’elevazione dell’uomo, rappresenti in realtà il suo annientamento all’insegna dell’appiattimento più esasperato.

Da quell’immorale destroide fascistone che altri hanno deciso che io sia, non potevo non chiedermi che senso ha per me l’Anniversario della Liberazione!!!

Sotto il profilo prettamente storico c’è poco da dire: si è chiuso un periodo e se ne è aperto un altro. I pregi ed i difetti del periodo che si è chiuso non sono oggetto delle mie elucubrazioni odierne e, in tutta sincerità, non lo sono mai stati. Che se ne parli pure così come si parli di tanti altri avvenimenti di quello e di altri periodi storici, che se ne parli per amor di conoscenza ed approfondimento; che se ne parli per accertare le verità storiche a lungo taciute. Che se ne parli per qualunque motivo ma non certo per far emergere vecchi rancori, stimolare rabbia e distogliere l’attenzione da ciò che a quel periodo è poi seguito; e che a me pare tanto un’occupazione e non una liberazione.

Il periodo che si è aperto è stato quello che la maggioranza delle persone dell’epoca ha deciso che dovesse aprirsi e che in soli 5 anni ci ha portato all’embrione dell’UE, l’Unione Europea.

Risale infatti al 9 maggio 1950 la creazione del Consiglio d’Europa e, meno di un anno dopo, i 6 stati fondatori (Belgio, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo e Paesi Bassi) siglarono il loro primo trattato sulla base del piano Shuman.

Da allora di strada ne è stata fatta parecchia e, non essendo io un anti-europeista per partito preso, riconosco volentieri che si sono succeduti periodi di grande prosperità economica. Prosperità derivante dalla crescita economica certo ma anche dagli 11.386.019 milioni di euro di debit pubblico europeo.

(leggasi, salvo errori od omissioni, undicimilionitrecentottantaseimiladiciannove milioni di euro ovvero, sempre se non sbaglio, circa undicimilatrecenottantaseimila miliardi di euro. Vorrei accontentare gli amanti del rapporto lira/euro ma temo di non esser in grado di concepire in lettere la cifra assurdamente improponibile che ne viene fuori: 22.046.407.009,13 di lire).

Una tale quantità di denaro accumulata sotto forma di debito pubblico non poteva che diventare terreno fertile per le speculazioni, agevolando gli squali col pelo sullo stomaco ad intrufolarsi in ogni dove, accumulando ingenti e crescenti quantità di denaro nel corso dei decenni. Squali che oggi controllano i mercati e quindi anche la politica ad essi asservita.

Si consideri che questa immensa cifra (che già da sola straripa dal mio modesto cervello) è la parte di debito accumulata dagli stati. Se a questa si aggiunge quanto gli stati hanno incassato (e speso) con le entrate (fiscali e non) ci si rende conto di quanto immensamente stratosferico sia il volume di denaro movimentato dal dopoguerra ad oggi.

Mi si potrebbe obiettare che furono i banchieri genovesi e fiorentini ad inventare il mondo della finanza ma, in tutta sincerità, penso che i volumi in gioco fossero talmente esigui che il paragone non reggerebbe. Comunque, per quel che mi riguarda, la colpa può anche essere di Adamo ed Eva se ciò può far piacere a chi con me non concorda: libertà d’opinione sempre e comunque.

La verità, quella che io penso sia una verità ragionevole, è che in seguito alla crisi del ’29 di risorse economiche ce n’erano veramente poche a disposizione degli squali villosi ed è solo dopo la seconda grande guerra che si è creato il microclima ideale alla loro proliferazione.

Vorrei dire la mia su tutto questo impianto europeo ma andrei fuori tema.. lo farò in altra elucubrazione e,  come direbbe qualcuno, giunti a questo punto la domanda nasce spontanea: quel lontano 25 aprile 1945 l’Italia è stata liberata od occupata?

Visto e considerato che oggi come oggi siamo schiavi in casa nostra, la mia modesta idea è che di occupazione si possa parlare.

Ergo, personalmente, non festeggerò nessun anniversario.