Miscellanea

Cremazione e Cristianesimo, un rapporto non sempre facile

Cremazione e Cristianesimo, un rapporto non sempre facile

Praticata già da diverse popolazioni nel corso dei millenni, la cremazione se in varie parti del mondo continua ad essere un rito diffuso ed utilizzato (basti pensare a Paesi come Giappone ed India), nel mondo occidentale ha conosciuto lunghi periodi di oblio e soltanto nell'ultimo secolo ha visto un nuovo riconoscimento ed una rinnovata accettazione. Infatti, mentre la cremazione Roma imperiale o nella Grecia antica era diffusa, l'avvento e l'espansione in vari territori europei del Cristianesimo ha portato alla sua quasi scomparsa.

Tutto ciò è stato dovuto alla concezione di questa fede religiosa che vedeva nella cremazione un atto di derivazione pagana e soprattutto perchè interferiva con il concetto cristiano di resurrezione di un corpo e della sua possibilità di unirsi, in seguito, all'anima a cui apparteneva. Di conseguenza, nel corso dei secoli, questa pratica è stata considerata quasi sacrilega e pertanto raramente effettuata. La Chiesa di Roma, pertanto, ha sempre osteggiato tale rito, almeno fino al XX° secolo.

Infatti, col Concilio Vaticano II°, nel 1963, avvenne una prima apertura in questo senso. La congregazione del Santo Uffizio con un documento ufficiale ammetteva la possibilità della cremazione, per quei credenti che la volevano effettuare. In particolare, le autorità ecclesiastiche continuavano a ribadire la preferenza per la consueta pratica dell'inumazione, ma permettevano la cremazione (e la conseguente sepoltura ecclesiastica) per tutti i credenti, purchè non scelta semplicemente per l'adesione a sette o per l'avversione alla religione cristiana, ai suoi dogmi o alle sue istituzioni.

Tale indicazione venne seguita nel corso degli anni e poi ribadita agli inizi degli anni '80 sia nelle istruzioni sul catechismo che nel codice di diritto canonico. Tuttavia, col trascorrere del tempo e la diffusione ulteriore della cremazione in tanti Paesi occidentali, sono sorte anche alcune pratiche, connesse al rito crematorio, che erano in contrasto con le linee guida ecclesiastiche. Tutto ciò ha portato ad un nuovo intervento delle autorità religiose, nel 2012, che ribadivano la possibilità della cremazione, tuttavia limitando la conservazione delle ceneri del defunto all'interno di una chiesa, di un cimitero o comunque di un'area sacra e, solo in casi eccezionali, in ambito domestico.

Concetto non solo ribadito ma addirittura ampliato in un documento ufficiale, in cui si vieta la dispersione delle ceneri in natura e quindi in specchi d'acqua, terreni o in aria oppure la loro conversione in oggetti o manufatti di gioielleria. Questo in risposta alla pratica, sempre più diffusa in alcuni Paesi, di trasformare le ceneri di un defunto in un diamante o altro tipo di gioiello. Tutto ciò dimostra come, nonostante la cremazione sia un rito ormai consolidato e permesso in diversi Stati cristiani, vi siano ancora limitazioni o restrizioni al suo svolgimento libero e autonomo